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LA STORIA DEL PAESE DI FAI DELLA PAGANELLA

Il paese di Fai è storicamente diviso da tre insediamenti ben distinti: "Cortalta", la parte più vecchia e più alta alle pendici del mt. Fausior, scendendo si raggiunge "la Villa" che a sua volta si amplia lungo i margini dell'altipiano detti "Ori".

L'altipiano di Fai della Paganella, tra Paganella e Fausior Cortalta viene considerata la parte più antica dell'insediamento, il quale sviluppandosi si è ampliato in un area più agevole e meno affossata al mt. Fausior detta "la Villa".
Nell'ultimo secolo lo sviluppo si è spostato in aree precedentemente dedicate ad agricultura e pascolo, e si è aggiunta una nuova area detta gli Ori (italianizzato in Orli).

Cortalta e Fai (la Villa) nel medioevo furono due comunità divise: ebbero due chiese diverse e appartennero a due giurisdizioni diverse; la prima era infeudata agli Spaur, la seconda appartenne sempre al Principe-Vescovo di Trento.

Gli estremi del paese sono identificabili lungo la strada provinciale proveniente dalla Piana Rotaliana a sud est presso la "Fontana Bianca" una fonte di acqua naturale localmente rinomata. L'estremo opposto è in direzione sud-ovest con l'abitato del Santel (sulla stessa strada che attraversato il paese procede verso Andalo), dove i Romani avevano situato il loro "castrum" che sorvegliava il passo.

Esistono due teorie sul significato del nome del paese di Fai: la prima, quella più accreditata, ricollega il nome di Fai al "faggio", pianta localmente presente già da oltre due milioni di anni, e che popola tutt' ora i dintorni del paese.
Una nuova ipotesi è stata ventilata negli anni 80 quando, a seguito di numerosi ritrovamenti di oggetti che riguardavano la vita quotidiana delle popolazioni retiche in località Dos Castel, la zona fu proclamata insediamento retico; si è quindi ipotizzato che in lingua retica Fai potrebbe significare: veduta, vista, visone, luce, ciò che appare, voce. Qualcuno pensa che Fai significhi luce, visione o voce divina.
Se questa ipotesi si rivelasse corretta i reti avrebbero coniato una definizione meravigliosa.
Anche altre località avrebbero una denominazione, di radici retiche: Fausior sarebbe derivato da Fa-Asa-Or, che sarebbe un riferimento al sole e al fuoco.
Viene però spesso presentato della voce popolana come "Falsior" (ingannevole) per la sua morfologia particolarmente disorientante, e forse anche per i repentini rovesci meteorologici.
Lo storico Lorenzi tende però a far risalire anche il nome Fausior da faggio, come per lo stesso paese.

La cross dei Franzesi in Val Manara a Fai della Paganella Fai nell' antichità rappresentò un importante crocevia per le comunicazioni : la Val Manara mette in infatti comunicazione la piana rotaliana e la val d' Adige con Sporeggio, Val di Non, inoltre da questo crocevia è possibile raggiungere il Lomaso e le Sarche.

Anche l'origine del nome di questa valle è incerto : Val Manara avrebbe il significato di "altare dello spirito". Altre ipotesi la indicano come Val Melara (da melo), oppure Manara, da menar, condurre la legna, poiché nel passato serviva da mulatteria "a menar" carbone e legname tra la Valle dell' Adige e lo spartiacque del Noce, delle Sarche e le Dolomiti occidentali.
Val Manara potrebbe derivare anche dai "sentieri menadori" su cui si facevano scorrere i tronchi per trascinarli a valle, presso le strade.
Questa valle ha per lungo tempo rivestito il compito di asse principale di collegamento ed è storicamente rinomata come poco sicura a causa di briganti e malintenzionati, "manara" è il termine locale per definira l'ascia o l'accetta, non è da escludere che il nome di val Manara avesse quindi un significato più sinistro.

Fai della Paganella : le origini

Il Doss Castel è uno sperone roccioso che si eleva in posizione strategica a controllo della Valle dell'Adige, nel mezzo del margine orientale dell'Altopiano di Fai della Paganella; il sito archeologico è facilmente raggiungibile a piedi, in circa 20 minuti dalla piazza centrale del paese.
La scoperta dell'esistenza di un insediamento risale al 1979; in seguito a tale segnalazione, l'Ufficio Beni Archeologici della Provincia Autonoma di Trento ha promosso una serie di ricerche tuttora in corso.
Il reperto più antico fino ad ora messo in luce, consiste in una piccola ascia in pietra, risalente al tardo Neolitico, mentre le prime tracce di stanziamento risalgono all'Età del Bronzo.
La maggior parte dei materiali e delle strutture murarie portate alla luce, si riferiscono ad un villaggio sorto nel periodo Retico.
Di tale abitato sono visibili le fondazioni di alcune casette unifamiliari con perimetrazione quadrangolare costituita da muretti a secco o pareti rocciose.

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